Papery: quando la carta diventa gioiello, tra arte e sostenibilità




Leggera, inaspettata, profondamente contemporanea: Papery è la dimostrazione che anche un materiale semplice come la carta può trasformarsi in qualcosa di
prezioso. 
Dietro questo progetto c’è una visione creativa che unisce artigianalità, sostenibilità e ricerca estetica, dando vita a gioielli delicati ma pieni di carattere.
Abbiamo incontrato la fondatrice per farci raccontare come nasce questa idea e quale storia si cela dietro ogni creazione.
Sofia Benanti, siciliana di origine, vive nel Lazio, in un piccolo paese della provincia di Viterbo, da circa vent’anni. È qui che prende forma il suo progetto creativo, nato quasi per gioco e diventato nel tempo una realtà riconoscibile e apprezzata.




D. Com’è nata l’idea di trasformare la carta in gioielli e qual è stato il momento in cui hai capito che poteva diventare qualcosa di più di una semplice sperimentazione? 
R. Ho iniziato per gioco, circa quindici anni fa: facevo dei lavoretti di carta con mia figlia, che allora aveva due anni. Un’amica mi disse: “Hai mai pensato di trasformarli in gioielli?”. Da lì si è aperto un mondo. Da autodidatta ho iniziato a sperimentare diverse tecniche, ricevendo fin da subito una risposta molto positiva da parte delle persone che mi circondavano.


D. La carta è un materiale fragile nell’immaginario comune: come sei riuscita a trasformarla in un punto di forza del tuo design?
R. Sì, la carta è considerata fragile, ma se lavorata bene diventa qualcosa di sorprendente. Viene trattata in multistrato e può raggiungere una resistenza paragonabile al legno. Nelle forme che realizzo inserisco grafiche che poi vengono rifinite con un plastificante, per renderle lucide e durevoli. Ultimamente sto introducendo anche carte già plastificate, che non necessitano di ulteriori lavorazioni perché risultano praticamente indistruttibili. Il vero punto di forza, però, resta l’abbinamento dei materiali e il mio gusto personale, che la clientela riconosce e apprezza.

D. Quanto conta per te il tema della sostenibilità e in che modo si riflette concretamente nelle tue creazioni?
R. Oggi essere sostenibili è fondamentale. Utilizzare la carta significa dimostrare che la bellezza può essere etica e accessibile: il valore non è dato dal peso dei carati, ma dalla mano dell’artigiano.


D. C’è un pezzo o una collezione a cui sei particolarmente legata? Qual è la storia che racconta?
R. Ogni collezione nasce da qualcosa di preciso, mai per caso. Non si lavora “a comando”: io seguo le energie che mi arrivano, le persone che incontro, ciò che mi trasmettono in un determinato momento. Per questo non esiste una collezione a cui sono più legata di altre: Papery non è semplicemente un lavoro, è un’estensione della mia vita.

D. Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione di Papery: più ricerca artistica, nuove collaborazioni o magari altri materiali?
R. Negli anni Papery è cresciuto molto. Oggi collaboro con diversi negozi, da nord a sud Italia, che rivendono le mie creazioni e rappresentano un’ottima vetrina. Sono sempre aperta a nuove collaborazioni e all’introduzione di materiali diversi, continuando a far evolvere il progetto senza perdere la sua identità.

R. Negli anni Papery è cresciuto molto. Oggi collaboro con diversi negozi, da nord a sud Italia, che rivendono le mie creazioni e rappresentano un’ottima vetrina. Sono sempre aperta a nuove collaborazioni e all’introduzione di materiali diversi, continuando a far evolvere il progetto senza perdere la sua identità.









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