LA SPEZIA- Riceviamo e pubblichiamo.
Mi chiamo Cinzia Vanni e sono insegnante in una scuola primaria della città. Ho 67 anni. Questo sarebbe stato il mio ultimo anno di lavoro prima della pensione. Sarebbe stato l’ultimo anno se non avessi deciso di allontanarmi dalla scuola, come mi permetteva la legge, essendo mio marito invalido al 100%. In realtà ho lasciato la professione per un unico importante motivo: avevo paura. Paura che i bambini, dei quali curavo l’educazione, potessero farsi male, seriamente male. Ho visto bambini di otto anni appuntare con cura una matita per piantarla nella mano di un compagno, tirare fuori un coltellino portato da casa o lanciare un astuccio pesante contro un amico per il solo gusto di fargli del male. Troppi erano gli alunni di questa età pronti a questo. In preda alle emozioni, senza chiedersi il perché. E questa ferocia viene espressa oggi da bambini che non superano i dieci anni. I docenti sono impotenti perché le classi sono troppo numerose e loro non hanno alcun aiuto. Basta far finta che questo problema non esista! Con l’esperienza dei miei 44 anni di servizio temo per i giovani futuri colleghi la presenza di una persona con la divisa in classe. La stessa figura che troviamo nelle banche, nei negozi e nei supermercati. Che orrore, anche se in classe venisse disarmata. Sento di dover fare le mie scuse a Youssef, alla sua famiglia e ai ragazzi come lui per quanto non siamo riusciti a fare.

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